Orange Is the New Black, Netflix, e il ‘branded content’

Qualche giorno fa è uscito sul New York Times il pezzo Women Inmates: Why the Male Model Doesn’t Work, dedicato a un argomento di particolare invisibilità ma, non per questo, di minor urgenza o rilevanza—la situazione delle donne nelle prigioni americane.

Orange is the New Black - Netflix

(Parentesi #1: l’articolo riporta che, negli ultimi trent’anni, il numero di donne presenti nelle prigioni americane è aumentato di otto volte, fino alla presenza attuale di 15.000 detenute in custodia federale e di altre 100.000 nelle carceri locali. Citando dati ed esempi specifici, il pezzo dimostra come le condizioni—di base non eccellenti—delle carceri peggiorino nel caso delle donne poiché il modello penitenziario, essenzialmente organizzato per detenuti di sesso maschile, presenta ampissime falle quando trasposto sul genere femminile.)

Women Inmates: Why the Male Model Doesn’t Work è un pezzo altamente interattivo: sono presenti illustrazioni animate, video, infografiche, clip audio e link a risorse esterne, e la pagina nella sua interezza merita sia una lettura attenta che una completa interazione con tutte le risorse media disponibili.

Quel che mi entusiasma maggiormente, dal punto di vista professionale, è il fatto che Women Inmates sia anche un ottimo esempio di branded contentun contenuto originale dalle finalità informative/di intrattenimento commissionato da un brand e rivolto a un pubblico targetizzato. In questo caso, se si presta (parecchia) attenzione alla parte alta della pagina, si nota la dicitura “PAID POST—Netflix, Orange Is the New Black,” che collega l’articolo al lancio della seconda stagione della serie Orange Is the New Black, avvenuto il 6 giugno scorso su Netflix.

netflix OITNB

(Parentesi #2: Netflix nasce negli USA a fine anni ’90 come servizio di noleggio di DVD via internet, diventa un servizio di streaming online on demand, e dal 2013 è anche produttore di contenuti originali. A differenza delle televisioni tradizionali e del formato episodico dei loro prodotti, il modello Netflix mette a disposizione da subito tutte le puntate di una nuova serie: questo permette maratone di fronte allo schermo che negli USA prendono il nome di ‘binge watching’ e ha fatto sì, teoricamente, che i fan più accaniti potessero guardare tutta la seconda stagione di Orange Is the New Black in un’unica seduta nelle 13 ore successive al suo rilascio).

(Parentesi #3: Orange Is the New Black è la seconda serie originale prodotta da Netflix, lanciata a luglio 2013 e ispirata alla vicenda autobiografica dell’autrice e attivista Piper Kerman. Pur usando la nota autobiografica come punto di partenza, Orange Is The New Black è un ensemble show in cui trovano uguale spazio le vicende personali delle detenute e una critica feroce dei sistemi penitenziario e sociale statunitense—un’organizzazione concettuale chiaramente ripresa da Women Inmates sul New York Times.)

orange is the new black - season 2

Come dicevo sopra, Women Inmates è un ottimo esempio di branded content: un contenuto inedito, informativo e di alta qualità, prodotto per e indirizzato a un pubblico ben delineato i cui interessi e affinità politico-culturali, in questo caso, sono compatibili con i contenuti di Orange Is the New Black—basti pensare che il lettore medio del New York Times ha un’età compresa tra i 18 e i 49 anni, un livello di scolarizzazione e informatizzazione e uno status socio-economico elevati, e un’inclinazione politica democratico-progressista.

Ho sentito spesso sollevare dubbi sul funzionamento e sulla validità di questo tipo di contenuti sponsorizzati, e visto parecchi esempi di product placement travestito, male, da branded content. In questo caso, credo che Women Inmates: Why the Male Model Doesn’t Work indichi la strada corretta da seguire: oltre al fatto che Orange Is the New Black viene citato solo una volta, quasi en passant, nelle circa 2000 parole che compongono l’articolo, il pezzo mantiene una sua (alta) dignità editoriale che prescinde dal legame con Netflix. Sembra abbastanza assodato che il branded content si stia facendo strada anche in Italia: a questo punto direi che è il caso di iniziare a prendere appunti e imparare questa bella lezione editoriale da Netflix—sperando che ne arrivino presto di altre.